Psico-oncologia

L’importanza del supporto psicologico nella malattia.

Personalmente non credo che la psiche abbia 

un ruolo nella comparsa e nello sviluppo dei tumori. 

Credo invece nell’influenza che l’atteggiamento

 psicologico del malato può avere sulla sua reazione alla cura.

 L’esperienza clinica ci insegna che un 

malato psicologicamente forte reagisce meglio ai trattamenti, 

perché è capace di aderire 

alla cura con coscienza, 

sistematicità e determinazione. 

L’atteggiamento individuale quindi, 

anche se non influisce sulla prognosi finale, 

certamente può influire sulle fasi del decorso della malattia.

 Un paziente aiutato da un atteggiamento ottimistico 

guarisce di più anche perché segue meglio le cure,

 s’impegna a osservare meglio le indicazioni del medico, 

s’impegna a voler guarire.”

(Umberto Veronesi)

La Psico-oncologia è quella branca della psicologia applicata all’oncologia. Si occupa del disagio psicologico che si manifesta nel malato, ma anche nelle persone vicine, in seguito alla diagnosi della patologia oncologica, quella che più comunemente viene chiamato tumore o cancro. 

La psico-oncologia, ha diversi settori dei quali si occupa, il primo è quello della ricerca, ovvero quello dove si va ad indagare l’influenza delle componenti psicosomatiche relative alla comparsa della malattia, il secondo settore è invece quello legato all’aspetto assistenziale, ovvero quello legato al supporto e sostegno del malato, attraverso un valido approccio psicoterapeutico, al fine di aiutare il paziente ad affrontare al meglio la malattia e prevenire la comparsa di sintomatologie depressive e ansiose. 

Quindi il fine delle psico-oncologia è quello di promuovere la salute intesa in modo globale, ovvero psicofisica del paziente, attraverso un approccio multidisciplinare alla patologia neoplastica. 

Quello che di cui ci si occuperà in questo articolo, è proprio questo, ovvero dell’importanza di un giusto sostegno e quanto la psiche influenzi il decorso della malattia e della riuscita della cura.

La diagnosi

Il momento in cui si riceve la diagnosi, è un momento in cui tutto cambia, per il paziente, ma anche per i familiari. Fino ad allora sembrava una cosa lontana, e invece ora è lì, è presente, è reale. 

Quello che è risultato da diversi studi che sono stati fatti, è che proprio i fattori emozionali, legati alla reazione psicologica alla malattia, possono influenzare in maniera positiva o meno il decorso della stessa.

Anche i fattori psicosociali hanno importanti ricadute sul paziente e anche questi possono avere effetti sul decorso della malattia.

Le ricerche si sono interessate alle reazioni in relazione alla diagnosi della malattia e del decorso. Questi studi hanno messo in evidenza che ci sono cinque tipi di atteggiamenti o categorie di stili di reazione:

  1. Spirito combattivo: i pazienti mostrano un atteggiamento fiducioso, di accettazione della malattia, che viene visto sì come evento drammatico ma affrontabile; e mostrano desiderio di combattere e sconfiggere la malattia.
  2. Negazione-evitamento: in questo stile, è presente un atteggiamento di indifferenza verso la malattia. Si ha la tendenza a minimizzarla e con un desiderio di continuare a vivere come se nulla fosse accaduto.
  3. Fatalismo: è un atteggiamento in cui si ha un’accettazione rassegnata e passiva della malattia, con atteggiamento fatalistico e nessun desiderio di combatterla.
  4. Preoccupazione ansiosa: è caratterizzato da forte ansia, non accettazione della malattia e timore costante per l’evoluzione della stessa.
  5. Disperazione: è uno stile che comporta la messa in atto di atteggiamenti di inutilità, accettazione della malattia con sensazione di inermità e sconfitta irrimediabile, depressione con idee profonde di morte e sentimenti di sopraffazione. 

È emerso che i pazienti che mostravano i primi due stili di atteggiamento avevano maggiore compliance, ovvero aderenza alla terapia, e mostravano anche una maggiore sopravvivenza rispetto a chi mostrava uno degli altri stili di reazione.

L’impatto dell’evento cancro sul paziente 

Come detto sopra è stato visto che una maggiore compliace e atteggiamento positivo possono avere risvolti positivi per la malattia, ma molto importante è il supporto sociale e il supporto psicologico.

Il primo è uno dei fattori di protezione della salute psichica ma anche un fattore capace di modulare la stessa vulnerabilità alle malattia.

Il supporto psicologico è un significativo aspetto di ogni efficace programma in oncologia, poiché tiene conto dei numerosi fattori stressogeni che il malato deve affrontare. Si occupa delle modificazioni dovute alla malattia dalla diagnosi alla remissione, ad un’eventuale aggravamento o recidiva della stessa.

Innanzitutto è indispensabile un’opera di informazione e sensibilizzazione nei confronti della reazione alla diagnosi, poiché in alcune circostanze, può assumere un carattere psicopatologico è può influenzare il decorso della malattia. Inoltre è molto importante, valutare lo stato psicologico del paziente oncologico, poiché è da prendere in considerazione anche nella scelta delle terapie che dovrà seguire, e che siano più appropriate alle sue condizioni. Quello che è importante è garantire al paziente il supporto nei momenti di bisogno, poiché questo è molto importante, anche durante le cure, al fine di aiutarlo a gestire eventi stressanti a cui è sottoposto, sia per aiutarlo a gestire tutti i fattori emozionali che possono presentarsi e avere conseguenze sulla malattia, e quindi sulla prognosi. 

La condizione di avere una patologia così grave, mette il malato di fronte a molti e grandi problemi. Molta importanza assume l’esperienza di essere malato, nella propria auto-percezione, nella autoimmagine e nella propria autostima. Infatti alcune reazioni dei pazienti alla malattia, potrebbero avere a che fare con la propria autostima, e che sia strettamente collegate con l’immagine del proprio IO, poiché l’idea che si ha di sé stessi, potrebbe non corrispondere alla realtà in quel momento, questo creerebbe nel paziente una disconferma del suo IO e potrebbe influire sulla sua autostima.

Quello che bisogna tenere presente, è che dal momento della diagnosi l’autostima del paziente subisce una forte pressione, e se il paziente ha una bassa autostima, o se questa è già provata, non è possibile per il paziente riuscire ad utilizzare tutte le risorse. È molto importante aiutare il paziente a portare il suo livello di autostima a livelli più alti, aiutarlo a ricostruire una propria identità personale, che integri, sia la parte precedente che la parte attuale. 

Da un punto di vista psicologico, diventa fondamentale, avere e mantenere un certo controllo su sé stessi e sull’ambiente che lo circonda, poiché questa capacità di mantenere il controllo, influisce in maniera positiva sull’immagine di sé.  Questo autocontrollo, viene esercitato in due ambiti, uno è quello comportamentale, l’altro è quello cognitivo. 

Quando viene fatta la diagnosi, la persona malata è in una condizione, in cui la propria immagine, la propria percezione, sono fortemente negative, si trova in balia di una malattia che “ruba” la vita, la forza e che non si ferma. Questo può provocare un crollo della propria immagine, innescando paura di perdere quello che si era fino ad ora e cercando di sfuggire a questo cambiamento, a volte tentando il suicidio.

Oltre che l’immagine di sé a livello psicologico riveste molta importanza anche il corpo e le problematiche legate ad esso, poiché anche il corpo del paziente, soprattutto se sottoposto a interventi chirurgici, subisce modificazioni. In questo caso bisogna che il paziente, riesca ad elaborare quelle modificazioni e i relativi fenomeni di “lutto” relativi alla parte eliminata. E inoltre questo determinerà anche una modificazione a livello relazionale con gli altri. 

Un altro fattore molto importante è la fantasia. Poiché nel momento della diagnosi, le fantasie del paziente, sono tendenzialmente negative, esprimono tutte le angosce, e le paure. Una cosa molto importante per il paziente è, a prescindere dalla possibilità di poter guarire, elaborare la paura della morte che lo ha convolto. Poiché in una diagnosi di cancro, la paura fantasmatica di poter morire, è molto presente, e molto rilevante, e va elaborata, sia che sia una paura verbalizzata, che il paziente ne parla, sia che sia inconscia. È anche questa fantasia che influenza la prognosi della malattia. La diagnosi di cancro, attiva nell’individuo tutte le massime angosce psicologiche, in questo caso, il paziente non riesce a non avere questa fantasia. Per questo motivo, è molto importante il supporto e il sostegno psicologico. 

Disturbi concomitanti con la malattia

Come anticipato, potrebbe accadere che la persona malata di cancro presenti, o manifesti sintomi di patologie come ansia, depressione e la sindrome psico-neoplastica. L’incidenza di queste patologie, nei malati oncologici, varia molto anche a seconda del tipo di diagnosi. Per quanto riguarda la depressione, è stato visto che su un campione 100 persone, circa il 50% mostra sintomi depressivi, o comunque manifestavano, sintomi rilevabili. In uno studio recente, effettuato su un campione di persone che frequentavano un centro radiologico, è emerso che i 2/3 lamentavano astenia, ovvero una sensazione di esaurimento psico-fisico, mentre la parte restante, mostravano sintomi psicosomatici, riferibili anche a effetti collaterali delle cure. In questo campione circa 80% delle persone, sosteneva di essere depresso, e l’8% dichiarò di avere impulsi suicidari. 

La depressione in pazienti oncologici, si presenta come un disturbo dell’umore, dove l’attenzione è centrata sui sintomi di inerzia, marcata inibizione e stati di solitudine, inoltre sono presenti pensieri e sentimenti di sfiducia verso il futuro. Questo disturbo, si avvicina molto di più a un quadro di depressione reattiva, situazionale o nevrotica, ha un andamento che si protrae nel tempo. Quello che bisogna dire è che difficilmente in un quadro del genere, i farmaci fanno effetto. 

Un altro tipo di disturbo è l’ansia. È stato visto, che su un campione di 50 persone, solo una non presentava sintomi ansiosi. Di questi 50, 22 presentavano ansia grave, 19 moderatamente lieve. Sempre di questi 50 pazienti, 37 erano depressi, 5 in forma grave, 16 moderatamente depressi, 18 soffrivano di sensi di colpa per aver contribuito personalmente allo sviluppo della malattia, 22 mostravano uno stato d’animo irritato, riferibile allo stato ansioso. È stato visto che lo stato ansioso, è uno stato che viene messo in atto dai pazienti al momento della diagnosi, soprattutto nei cancri maligni. Si potrebbe ipotizzare che questo stato di ansia, sia un meccanismo di difesa della persona, uno stato di negazione, per poter far fronte ad una situazione particolare, ma che si presenta con molta ansia. Si è visto che questo stato di negazione-ansia, sia meno presente nelle persone che subiscono interventi per la rimozione, quasi come se, non potendo controllare la malattia, controllino il loro stato, mostrando così bassi livelli di ansia.

Sembra però, che questa ansia, legata alla patologia oncologica, tenda a permanere nel lungo periodo, anche dopo le dimissioni dall’ospedale, anche dopo la guarigione, e questo stato però vada ad inficiare con la vita dei pazienti. 

Un’altra patologia che potrebbe presentarsi è la sindrome psico-neoplastica. È una patologia, che si presenta con tutta la sua specificità al momento della diagnosi e riguarda tutto l’arco della malattia. La diagnosi di cancro è un momento molto significativo nella vita di un individuo, e tutte queste reazioni possono essere considerate come risposta, all’incredulità, allo sgomento. La diagnosi è momento di shock, è un trauma, che porta con se, tutta una serie di reazioni emotive, che portano ad alterazioni psicopatologiche, che danno vita alla sindrome neo-plastica. È un processo formato da una serie di dinamiche psicologiche profonde, in cui si cerca di affrontare la realtà con la minore sofferenza possibile, e se anche la sua comparsa dipende da diversi fattori, si presenta sempre con sintomi psicopatologici molto costanti come: pensieri di morte imminente, caduta della propria immagine, alterazione della sensibilità e vissuto corporeo, modificazioni dello stile di vita, perdita del ruolo familiare, riduzione delle capacità lavorative, pensieri sull’incapacità di mantenere un ruolo attivo anche nei legami affettivi.

La comparsa di sintomatologie come ansia, depressione e rabbia, possono essere considerate normali risposte adattive, in risposta all’esperienza che il paziente sta vivendo. 

L’intervento psicologico e psicoterapeutico

Le patologie sopra descritte, sono influenzate dall’intrecciarsi di diversi fattori che possono interagire in qualsiasi modo e soprattutto in maniera personale, a seconda dell’individuo, e inoltre anche in base alla tipologia di intervento psicologico a cui si sottopone il paziente.

L’intervento psicologico, è strutturato su più livelli. Il primo livello riguarda quello del sostegno psicologico è mirato a contenere l’ansia rispetto alla nuova situazione, in maniera tale da far mantenere all’individuo l’equilibrio psicologico, far sì che la persona attivi i meccanismi di difesa adeguati, rafforzare l’assertività comunicativa e cercare di favorire un nuovo adattamento rispetto alla situazione e un continuum del progetto esistenziale del paziente che includa l’evento cancro.

Il secondo livello è quello del sostegno integrato. Questo, unisce agli obiettivi del livello precedente, la possibilità di limitare gli effetti collaterali delle terapie mediche e della malattia stessa. Si cerca di favorire l’aderenza, da parte del paziente alla terapia, affrontando problemi pratici, legati alle cure di chemio-radio-terapia, all’insorgenza di disturbi del sonno o alimentari. 

Il terzo livello, è costituito dall’intervento psicoterapeutico. Questo livello è attivabile solo dopo una valutazione di opportunità di riuscita dell’intervento che viene fatta dal terapeuta unita ad una esplicita richiesta del paziente.

Molto importante è anche attivare la rete sociale del paziente e la famiglia, affinché il paziente non abbia la sensazione di solitudine, e molta importanza riveste anche l’equipe multidisciplinare.

Diverse sono le tipologie di approcci che possono essere usati con i malati oncologici. Ma tutti seguono degli obbiettivi generali che sono molto importanti come: migliorare la vita del paziente, contenere lo stato di sofferenza soggettiva, sviluppare capacità più funzionali e positive per affrontare la malattia, restituire un senso di controllo della propria vita, favorire la risoluzione dei problemi pratici derivanti dalla malattia e dalla cura, aiutare il paziente e la famiglia ad integrare la malattia nella propria esperienza di vita e aiutarli a trovare un senso a tutto ciò.

Esistono diversi tipi di terapie, per facilità qui le divideremo in direttive e non direttive. Le terapie direttive, sono quelle terapie, come le comportamentali, che fanno uso di tecniche specifiche per alcuni problemi correlati alla patologia, e come la cognitiva comportamentale che ha un approccio più globale alla persone. 

Per quanto riguarda le terapie non direttive, possono essere usati diversi tipi di terapia di sostegno, ma anche psicodinamica, l’approccio psicoanalitico ma anche approcci umanistico-esistenziali.

Ogni teoria, approccia in maniera differente alla malattia e al malato, ma quello che il terapeuta deve sempre tenere presente e che ci sono delle costanti, che sono comuni in tutte le terapie e che trascendono dalle cornici teoriche di riferimento e sono: incoraggiare i pazienti a verbalizzare i pensieri e i sentimenti negativi relativi alla malattia, chiarire l’influenza di eventuali esperienze precedenti sulla reazione attuale del paziente alla diagnosi di cancro, valutare il peso psichico che porta e la necessità di trattamento di situazioni concomitanti e indipendenti dalla malattia. Aiutare il paziente ad affrontare l’incertezza sul futuro e le tematiche esistenziali generalmente associate ad una diagnosi neoplastica, chiarificare e interpretare le emozioni, i pensieri disadattativi rispetto al cancro, favorire la comunicazione tra i membri della famiglia, aiutare i pazienti ed i familiari a trovare alternative di soluzione ai problemi posti dalla malattia e dal trattamento.

Quindi quello che si cerca di fare è quello di attivare e mettere in atto tutte quelle procedure che possono favorire un’attitudine positiva ed attiva nei confronti della malattia e dell’iter medico terapeutico, cercare di attivare e mobilitare nuove e vecchie risorse, al fine di aiutare il paziente per trovare un nuovo senso alla vita sconvolta dalla malattia, poiché scoprire nuovi interessi nuove cose di sé, può avere un effetto positivo sulla qualità della vita ma anche sulla sopravvivenza.

Quello che è importante per questi pazienti, è essere sostenuti, dai medici, dagli psicologi, ma soprattutto dalla propria famiglia, dai propri affetti. Per un malato oncologico, sentirsi parte di una rete di un qualcosa è molto importante, poiché, cambia l’immagine che ha di sé, da persona malata a persona che può ancora far parte di qualcosa e che può ancora costruire qualcosa.

L’incapacità di pensare in positivo 

può pesare su un malato di cancro 

come una seconda malattia.

Barbara Ehrenreich

Dott.ssa Tanita Nori
Psicologa Clinica e della Salute. 
CTP (Consulente Tecnico di Parte)
Specializzanda in Gestalt Therapy 


Sitografia

http://www.psiconcologia.info/disturbi.html

https://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/11_ottobre_05/psiconcologia-scheda-luigi-grassi_7d243120-ef81-11e0-a7cb-38398ded3a54.shtml?refresh_ce-cp

https://www.ieo.it/it/PER-I-PAZIENTI/Il-paziente-al-centro/Sostegno-Psicologico/

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